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giovedì 09 febbraio 2023

PAGINE ALLEGRE — il Blog di Gianni Micheli

Gianni Micheli

Diplomato in clarinetto e laureato in Lettere, da sempre insegue molteplici passioni, dalla scena alla scuola, dalla scrivania alla carta stampata, coniugando il piacere della scrittura con le emozioni del confronto con il pubblico, nei panni di attore, musicista, ricercatore, drammaturgo e regista. Dal 2009 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana riversando nella scrittura del quotidiano le trame di un desiderio di comunicazione in cerca dell’umanità dell’oggi, ispirata dalle doti dell’intelligenza, della sensibilità e della ricerca della felicità immateriale.

Il telefono derealizzato

di Gianni Micheli - martedì 10 gennaio 2023 ore 09:00

Il mio telefono ha iniziato a soffrire di disturbi di derealizzazione. L’ho scoperto dopo l’ultimo soggiorno fuori casa. L’ho visto cominciare a vivere in uno stato alterato di consapevolezza del sé come telefono. Una sorta di distacco, di separazione da se stesso ma anche dai miei pantaloni, dove soggiorna e dalle mie mani, dove opera e presiede al governo delle mie dimenticanze.

Il tutto è iniziato da una sensazione di panico. All’avvertimento del proprietario dell’appartamento affittato per il recente soggiorno, al suo messaggino di regole e consegne, l’ho sentito vibrare nell’esatto istante in cui leggevo: “… la chiave dell’appartamento è il telefono”. Non riuscivo a crederci ma, all’arrivo, la chiave, proprio, non c’era. Non c’era la chiave, non c’era il buco nella porta dove inserirla. Non c’era neanche il proprietario, trasformato in un emoticon su whatsapp. La chiave era il telefono. Era nel telefono. Ho aperto l’indirizzo internet segnalato, ho digitato “sblocca” e click… la porta si è aperta.

Consapevole della nuova responsabilità il mio telefono, in sequenza, mi ha mandato i seguenti messaggi: E se poi non funziona? E se mi dimentichi in casa? E se mi lasci in un bar? E se ti dimentichi di mettermi in carica? E se ti dimentichi d’infilare nello zaino il powerbank? Ma poi… l’hai caricato il powerbank? E se non c’è internet? E se non hai ricaricato la scheda? E se va via la luce nel palazzo? E se c’è un blackout in città? Con la crisi energetica in corso potrebbe pur capitare…

Sentendosi chiave e non più telefono, non solo, da quel momento il mio telefono ha iniziato a soffrire, vibrare, scivolare anche nel pagarmi gli acquisti, nel prenotarmi gli uffici, nell’indicarmi i semafori, nello scegliermi gli abiti, perfino nel tagliarmi le unghie. E nel frattempo la mia ansia è andata aumentando nel tentativo di rispondere alle sue domande… E se lo dimentico in casa? E se lo lascio in un bar? E se dimentico di metterlo in carica? E se dimentico d’infilare nello zaino il powerbank? Ma poi… l’ho caricato il powerbank? E se non c’è internet? E se non ho ricaricato la scheda? E se va via la luce nel palazzo? E se c’è un blackout in città? C’è chi scrive: “In Europa è allerta blackout”… sarà vero? Panico!

Non so. Vorrei portare il mio telefono da un analista ma dubito che possa servire a qualcosa. Nell’attesa sto seriamente pensando ad una possibile soluzione… tipo un telefono vecchio da trasformare in telefono del mio telefono così che anche lui, come me, possa avere uno strumento dove inserire note e far risuonare sveglie… oppure una tasca cutanea dove poter conservare il telefono. Una tasca ascellare, nascosta nel bel mezzo dei peli. Anche se, immagino, potrebbero esserci delle controindicazioni. Ad esempio potrei correre il rischio di aprire la porta di casa, o fare un bonifico ad uno sconosciuto, per sbaglio, soltanto per asciugarmi il sudore. E con queste temperature capiterà di certo. Ci sono: mi farò impiantare una tasca cutanea dove conservare il telefono del mio telefono per tutte le emergenze. E il mio telefono… continuerò a tenerlo in tasca.

Gianni Micheli

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