Questo sito contribuisce alla audience di 
QUI quotidiano online.  
Percorso semplificato Aggiornato alle 21:27 METEO:GROSSETO12°20°  QuiNews.net
Qui News grosseto, Cronaca, Sport, Notizie Locali grosseto
Mercoledì 13 Maggio 2026

VI PRESENTO I MIEI... — il Blog di Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi è nato e vive a Pontedera, dove ha svolto diversi mestieri, fra i quali l’insegnante. Nel 2018 ha pubblicato una ricerca sulla città e su un pontaderese, frequente commensale di Napoleone all’Elba : - Giuseppe Balbiani, 1767-1851 Da Pont’ad Era a Napoleone e ritorno a Pontedera, Tagete, Pontedera, 2018. Ha pubblicato quattro libri di narrativa, esauriti in stampa ma presenti in Bibliolandia, la rete provinciale delle biblioteche pisane: - La neve e il Vermentino, Carmignani, Cascina, 2015 - Noi umani cerchiamo quadrature, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2019. - Le Donne, il Diavolo e il Destino, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2021 - Il Marmo, le Mani, la Musica, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2023 È molto affezionato ai suoi personaggi, silenti consiglieri della sua famiglia di carta. Per questa ragione ha deciso di presentarli nel blog, fra storie e metastorie.

Hilde, Danielle e...io

di Dino Fiumalbi - Mercoledì 13 Maggio 2026 ore 08:00

I personaggi della nuova pattuglia non provengono da un romanzo, ma da una raccolta di racconti:

Dino Fiumalbi, Noi umani cerchiamo quadrature, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2019.

Il libro contiene 13 brevi storie, legate fra loro «… dalla scelta della copertina e dal senso del titolo. Tutti i racconti contengono almeno una piccola sorpresa, un qualcosa di inaspettato: ciò che appare quadrato e stabile inevitabilmente rotola e ciò che sembra circolare e circolante prima o poi si arresta e si stabilizza. Gli umani son fatti così, da sempre; non sono mai completamente cerchi o quadrati, ma mantengono un po’ di entrambe le figure nelle quali siamo stati inscritti, prima da Vitruvio a parole, poi da Leonardo col disegno.

Nel tratteggiare i personaggi… «Ho immaginato un rapporto di reciprocità fra la nostra natura quadrata, portata ad assestare, a costruire, a equilibrare e la nostra natura circolare tesa invece a muoversi, a rotolare, a rompere l’equilibrio e a spostarsi. Siamo un po’ omo facente e omo itinerante, un po’ calmi e stazionari e un po’ agitati e nomadi. …

Stare contemporaneamente nel cerchio e nel quadrato provoca l’inquietudine, la tendenza al cambiamento, costante, necessaria, nella quale c’è probabilmente il germe dell’evoluzione. Un po’ come si fa quando si cammina: si deve perdere l’equilibrio ad ogni passo se si vuole andare avanti, se non c’è perdita di equilibrio non c’è proseguimento...

Insomma, noi umani, continuamente e senza stancarci, CERCHIAMO QUADRATURE, nel doppio senso che si cercano e si cerchiano.»

Questi personaggi non si conoscono e non si incontrano fuori dai rispettivi racconti (almeno in questo libro). Sono distribuiti a spaglio, presi dal quotidiano, dalla letteratura e dalla storia. Il caro Pappagone, noto ai diversamente giovani, avrebbe detto che non sono vincoli, ma sparpagliati.

Diversi scritti contengono, inoltre, tracce autobiografiche, ovvero si riferiscono a fatti che ho realmente vissuto e, ovviamente, romanzato.

A cominciare proprio dal primo racconto, nato da una esperienza fatta qualche anno fa…

Hilde Danielle e Io

La storia germogliò quasi da sola, quando frequentavo un bar nella pineta di Rimigliano e avevo appena iniziato a imbrattare fogli e supporti digitali, con la presunzione di scrivere.

«Nel ridotto del parco costiero si sta dignitosi. Il minuscolo chalet prende il nome da quello che c’era prima della bonifica e si chiama presuntuosamente Lago Verde.

Tavolini all’aperto, con panche rustiche ma comode, coperte da ombrelloni a paracadute. Ci sono bibite, gelati e, volendo, un rispettabile caffè.

Al mattino, diciamo fino alle dieci, c’ è ancora bella gente educata, non è ancora arrivata la masnada dei bagnanti di mezzogiorno, le truppe da assalto della battigia. Si possono leggere ben due giornali non ancora disfatti (sono favorevole a pene corporali per chi spiegazza il giornale nei luoghi pubblici). Volendo, si può anche scrivere.

Intorno alle otto e trenta, arrivano puntualmente due belle ragazze. I loro tratti somatici suggeriscono etnie nordiche. Longilinee e aggraziate, palesano senza esibire, un’abbronzatura intelligente. I volti sono luminosi, senza sforzo e senza postura. Si addobbano con parei vaporosi o con casacche in lino di buon taglio. Curate da un leggero trucco, si muovono aggraziate, accennano impercettibili saluti e si siedono ad un tavolo non centrale. La loro prossemica testimonia una forte intimità ed un’abitudine alla vita in comune. Una delle due appare come la femmina alfa, l’altra rimane un passo indietro negli spostamenti. Il dialogo invece sembra paritetico. Non hanno la spocchia delle belle donne facoltose, non guardano dall’alto in basso, ma la loro lontananza dalla gente comune si misura in miglia.

Quando arrivano da lontano, tutti gli sguardi maschili si spostano, seguiti anche da qualche sguardo femminile, predisposto all’invidia. Solo quando sono molto vicine, si nota negli osservatori un’ombra di delusione; la vicinanza fa da zoom sui corpi e sui volti e mette in mostra quello che non ti saresti aspettato da quei profili di teen-ager. Le due ragazze hanno sicuramente più di settant’anni.»

Rimasi affascinato da queste figure femminili e decisi di scrivere questo racconto, entrandoci dentro. La tecnica narrativa è, quindi, in prima persona, perché l’autore si trasforma nell’io narrante, coinvolto nella storia.

L’osservazione iniziale fu attenta e prolungata…

«Da indizi vari ho carpito la loro nazionalità, sono olandesi. Talvolta con loro trovo una terza signora, coetanea, un pochino meno slanciata, e decisamente italiana. Si incontrano sulla spiaggia, al mattino presto, quando il sole è ancora gentile. La loro pelle, ancora fresca, testimonia di un uso oculato dell’astro. Le due olandesi parlano un italiano corretto, con simpatiche inflessioni di tulipani.

La mia curiosità è fortissima e con caute manovre riesco ad entrare nella periferia della loro conversazione. Ho alternato la scrittura amanuense con la stilografica sulla Moleskine, alla digitazione veloce e disinvolta sul note-book. Questo è l’amo al quale hanno abboccato, tutte e tre. È stata la signora italiana, con un po’ di civetteria, a chiedermi se fossi uno scrittore.

- Oh, scrittore è una connotazione eccessiva. Diciamo che mi diletto a cercare buone parole ed a metterle insieme - ho risposto con una spudorata falsa modestia, da premio Pulitzer.»

L’approccio c’era stato, ora dovevo entrare nelle loro storie.

«Danielle, Hilde e Marta, i nomi delle ragazze. Le presentazioni furono fatte da quest’ultima, che da brava italiana, con meno scrupoli, guidò decisa la pattuglia a piazzarsi proprio al mio tavolo. Fui piacevolmente sorpreso e chiamai il gestore ordinando:

- Due tè con un velo di latte ed un caffè macchiato, senza schiuma.

Conoscevo ormai i loro gusti e lo dimostrai un po’ sfacciatamente, con successo, a giudicare dai loro volti ammiranti. Quando il gestore tornò con il vassoio mi fece l’occhiolino. Ah, noi maschi italiani!»

In ogni caso cominciarono ad aprire le loro storie, sempre con l’ausilio della signora italiana che non vedeva l’ora di sbottonarsi e, soprattutto, di sbottonarle:

«- Ho visto le loro fotografie di quando avevano venti anni – iniziò Marta – erano splendide. Amiche da sempre, nate nel periodo più tormentato della Seconda guerra mondiale da due famiglie attive nella resistenza olandese. Nel dopoguerra frequentarono le stesse scuole e sembravano sorelle siamesi da quanto stavano attaccate. Negli anni ’60 si avvicinarono al movimento Hippie e si innamorarono tutte e due dello stesso uomo. Il clima di grande libertà di quel periodo non fece sentire loro troppo pesante la condivisione e stettero insieme a lungo in modo armonico.»

Proseguì Danielle:

«- Certo, ricordo quel periodo come il più bello della mia vita. Avevamo una grande sete di conoscenza, si frequentavano i circoli culturali e le comunità hippie più evolute. Circolava qualche spinello, ma non ne andavamo matte. La droga più bella di quel periodo si chiamava libertà.»

Ma come in tutte le storie d’amore, anche in quelle trivalenti, arrivò la crisi perché il loro uomo, un mediocre pittore che non abbandonava mai la sua valigetta dei colori scomparve:

«Poi all’ improvviso ci fu una svolta, netta come il taglio di una mannaia: Vincent sparì. Uscì un pomeriggio e non tornò più. Facemmo ricerche accurate, ci disperammo a lungo, ma del nostro uomo non ritrovammo nessuna traccia, come svanito. Nessuno reclamò la casa dove abitavamo, per cui almeno il tetto non ci mancava, ma diventò necessario trovarsi un lavoro. Cosa piuttosto ardua per noi che non avevamo mai fatto nulla. Ma eravamo due belle ragazze e cominciammo … a vendere i nostri corpi.»

L’affermazione mi fece rimanere di stucco e loro se ne accorsero, come io mi accorsi che stavano volutamente giocando con i fraintendimenti

«La mia espressione diventò talmente esplicita da far riprendere a Danielle il filo del discorso con un sorrisetto:

- Ma no, deponga pure quella faccia scandalizzata da benpensante, vendevamo solo l’immagine, s’intende. Un bravo agente ci propose in coppia come modelle per l’industria cosmetica. Ci dissero che facevamo aumentare le vendite, grazie alla nostra aria da naturaliste ingenue.»

Hilde e Danielle proseguono nella narrazione della loro vita, di sorpresa in sorpresa e raccontano le loro storie strabilianti, fino a rivelare che il loro amore, sedicente pittore, in realtà era un trafficante di diamanti dal Sud Africa ad Amsterdam

Una ridda di rotolamenti, inaspettati e affascinanti per il cercatore di storie.

Sono due donne mature, ancora belle che, senza esplicitare rimpianti o rimorsi raccontano le loro vite da giovani del primo dopoguerra, felici di avere assaggiato a fondo lo splendore della libertà.

Ascoltavo le loro storie con vera ghiottoneria e mi preparavo a tiraci fuori un bel romanzo, ma il destino, già a quei tempi, disse no!

Perché? Eh, ma è chiaro: perché anche in questo racconto c’è una bella sorpresa finale, che si può apprezzare solo leggendo il racconto, a pagina 31 del libro.

Ah, mi raccomando, fatemi sapere l’avete scoperta!dd

Dino Fiumalbi

Articoli dal Blog “VI PRESENTO I MIEI...” di Dino Fiumalbi