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Domenica 16 Agosto 2026

RACCONTI DELLA DOMENICA — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI ha lavorato e vive in Valdera, a Pontedera. Gli piace scrivere, ma non è uno scrittore. Solo uno che scrive.

L'eclissi

di Marco Celati - Domenica 16 Agosto 2026 ore 08:00

12 Agosto, grande eclissi solare. La Luna si frappone tra la Terra ed il Sole, oscurandolo. Edel Sole appare solo la corona incandescente, nociva alla vista a occhio nudo, senza occhiali con filtri adeguati. L’eclissi era attesa tra le19:30 e le 21 e visibile, alle nostre latitudini, sulla linea del tramonto.

L’amico Marco consigliava di andare in campagna a godersi lo spettacolo del creato, con la possibilità che capitasse di vedere anche le Perseidi che solcano il cielo, sottoforma di stelle cadenti. Deus sive natura. Dio, ossia la natura. Spinoza, il panteismo, ma che ve lo dico a fare! Capace sarà nuvoloso. E glielo dico, Marco, capace sarà nuvolo. E lui, vabbè, sarà come deve essere, non possiamo cambiare la natura. Io penso che, purtroppo, la natura la stiamo cambiando, eccome, nemmeno fosse matrigna, ma all’amico rispondo, assentendo: né fratello Sole, né sorella Luna, e nemmeno fra’ Nuvolo, se viene, possiamo cambiare.

E infatti era nuvoloso perché la natura è natura, tutto è come dev’essere e io porto sculo. Tra l’altro non sono andato in campagna, ma sono più comodamente salito al quarto ed ultimo piano, sulla terrazza del “grattacielo” condominiale, dove la vista spazia da e per ogni dove sui tetti della città tentacolare, deprivata di verde, servizi e cementificata. Almeno a detta della sinistra radicale e della destra pure. Lassù mi sono accorto di due cose: la prima che era nuvolo, appunto, e non si vedeva una mazza e la seconda che avevo fatto tardi e, dai colori velati e rosati dell’occaso sul filo dell’orizzonte, si capiva che il Sole comunque era già tramontato per conto suo, incurante della Luna e di me. L’essere umano soffre senza che gli astri siderali se ne accorgano. Leopardi insegna. E, se per questo, non solo agli astri, indifferenti, anche agli altri, insofferenti, frega granché.

L’ultimo fenomeno astronomico simile era avvenuto nel lontano 1961, che avevo pochi anni e non lo ricordo, e il prossimo si riproporrà, per noi del centro nord, soltanto nel 2081 quando in molti, sottoscritto compreso, saremo morti, sepolti e divorati da’ ba’i. Esclusi gli intellettuali e i claustrofobici, allergici alla bara che si faranno cremare. Insomma, mi sono perso per sempre l’appuntamento con l’evento cosmico ormai irripetibile della vita! Comunque ho detto, tanto era nuvolo e non si sarebbe visto niente. Che è una favola di Esopo. E ho anche aggiunto, non tutto il male vien per nuocere. Che è una frase mefistofelica. Ma se questo è successo per un fatto così straordinario, non è difficile immaginare quello che può capitare, ed è capitato, per i fatti quotidiani. Quante occasioni ci siamo persi e perdiamo in continuazione, perché arriviamo troppo tardi o perché è nuvolo e la nostra natura va come deve andare. Persino se arriviamo troppo presto può capitare. E tutto si eclissa.

Mi sono trattenuto fino a buio inoltrato sulla terrazza e neanche una stella è caduta a contrastare, con la sua scia luminosa, il trionfo delle tenebre. Oppure non si è vista. Ma ho pensato ugualmente a quante stelle, pur indifferenti, sono morte per portare nuova vita all’Universo, anche a noi che non sappiamo bene nell’Universo che posto occupiamo, né di preciso che ci stiamo a fare, e forse è una combinazione speciale tra gli astri, un appuntamento fatale o divino, ad averci generato. L’esplosione di una luce che ha sconfitto l’impero della notte. Come la deflagrazione di un amore. Poi la nostra vita si è ridotta a ben poco. E rimane soltanto uno sciame di meteoriti luminosi e cadenti. Le lacrime di San Lorenzo.

Che poi sarebbe il 10 Agosto e c’era quella “bella” poesia di Giovanni Pascoli sulla morte di una rondine e del su’ babbo. “San Lorenzo, io lo so perché tanto/ di stelle per l’aria tranquilla/ arde e cade, perché sì gran pianto/ nel concavo cielo sfavilla”. Ho anche un nipote che si chiama Lorenzo. Alla mi’ povera mamma piaceva tanto e me la fece imparare a memoria per recitarla, da piccolo, davanti ai parenti durante le feste. Ma io mi vergognavo e m’impappinavo. E ora che da vecchio mi ricordo solo quella, ho perso i freni inibitori e la vorrei recitare, mi dicono basta, non ti esibire. Sempre fuori tempo e fuori luogo! Il mondo è ingiusto davvero. Aveva ragione Leopardi. Buona domenica e buona fortuna.

Marco Celati

Pontedera, 16 Agosto 2026

Marco Celati

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