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Cronaca mercoledì 04 maggio 2022 ore 16:15

Nei campi a 2,5 euro l'ora con turni massacranti

guardia di finanza nei campi

E' la realtà individuata dallaFinanza in aziende agricole del Grossetano. Lavoratori costretti a vivere in affitto in un casolare senza acqua corrente



PROVINCIA DI GROSSETO — Due euro e mezzo l'ora per 15 ore al giorno in media di lavoro nei campi. Anche aziende agricole del Grossetano sono state toccate dall'inchiesta sul lavoro nero avviata nel Luglio 2019 dalla guardia di finanza della compagnia di Piombino, sotto il coordinamento della procura livornese, e che ha portato a indagare tre imprenditori agricoli.

Dalle investigazioni sarebbe emerso che alcuni imprenditori reclutavano e organizzavano la manodopera di centinaia di lavoratori, sia italiani che stranieri, impiegandoli in nero e in condizioni di sfruttamento. Un lavoro nei campi, per 15 ore di media giornaliera, a fronte di una paga di 2,5 euro l’ora, con ferie difficilmente concesse e non retribuite, nessun contratto né copertura previdenziale e assicurativa, ma con minacce di licenziamento e aggressioni verbali.

I tre imprenditori finiti nell'inchiesta, con aziende agricole in Maremma e nella provincia di Grosseto, avrebbero costretto diversi lavoratori, per lo più stranieri, a vivere in affitto in un casolare abusivo sugli stessi terreni delle aziende agricole, in condizioni igienico-sanitarie precarie per via degli spazi risicati e senza riscaldamento e acqua corrente, con il costo dell’affitto unilateralmente stabilito dagli imprenditori e decurtato dalla già modesta retribuzione.

Al termine delle ricostruzioni fiscali e contributive relative a centinaia di posizioni lavorative irregolari, le Fiamme Gialle piombinesi hanno deferito i tre responsabili alla procura della Repubblica di Livorno per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Sebbene le indagini siano ancora in corso i tre indagati, nel ricevere i relativi avvisi di garanzia e informati a loro tutela dell’esistenza di un procedimento penale a carico, hanno immediatamente proceduto al pagamento delle sanzioni amministrative nel frattempo già contestate da Finanza e Inps, versando nelle casse dell’erario circa 5.800.000 euro.

Ricostruito anche l’ammontare degli affitti in nero che sarebbero stati imposti a numerosi lavoratori per il casolare abusivo di proprietà degli indagati, da cui è emersa un’ulteriore sanzione per oltre 150.000 euro.

Gli accertamenti hanno riguardato infine i contributi ottenuti dai tre indagati dall’Unione europea, tramite fondi strutturali Feasr, nell’ambito della Pac (Politica Agricola Comune). Anche in tale contesto sono emerse numerose irregolarità che gli indagati avrebbero commesso simulando il possesso dei requisiti previsti per ottenere tali benefici. In particolare gli indagati, con una quarta azienda agricola ritenuta loro complice, avrebbero prodotto contratti di affitto fittizi di terreni agricoli.

Sono stati quindi denunciati per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Unione europea in relazione all’indebita percezione di erogazioni pubbliche comunitarie di matrice Feasr per un ammontare di oltre 151.000 euro. Il conseguente danno erariale venutosi a creare è stato segnalato alla competente Procura Regionale Toscana della Corte dei Conti di Firenze.

Duro il commento della vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi: “Il caporalato è una piaga che in paese civile non può e non deve esistere, un’offesa intollerabile per una terra di grande tradizione civile e di rispetto dei diritti dei lavoro come la Toscana. Alla Guardia di finanza va il mio plauso per l’inchiesta".


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