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“Quel corpo non è il mio”, un podcast contro la violenza di genere online
ROMA (ITALPRESS) – “Quel corpo non è il mio” è il nuovo podcast della Polizia di Stato e Chora Media, in collaborazione con Fastweb + Vodafone, che racconta la storia vera di un gruppo di ragazze la cui immagine è stata utilizzata per creare deepfake pornografici, a partire dal racconto di una di loro.L’evento di […]

ROMA (ITALPRESS) – “Quel corpo non è il mio” è il nuovo podcast della Polizia di Stato e Chora Media, in collaborazione con Fastweb + Vodafone, che racconta la storia vera di un gruppo di ragazze la cui immagine è stata utilizzata per creare deepfake pornografici, a partire dal racconto di una di loro.L’evento di presentazione si è svolto presso la Sala della Sacrestia del Complesso di Vicolo Valdina, alla Camera dei Deputati, alla presenza di Martina Semenzato, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonchè su ogni forma di violenza di genere. Sono intervenuti Ivano Gabrielli, Dirigente Superiore della Polizia di Stato e Direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, Walter Renna, CEO di Fastweb + Vodafone, Sara Poma, Responsabile Editoriale dei contenuti di Chora & Will e Camilla Ferrario, Autrice di Chora & Will.Scritto e narrato dall’autrice Camilla Ferrario, il podcast racconta in 5 puntate una vicenda realmente accaduta, affrontandola da diverse prospettive e arricchendola con il contributo e gli approfondimenti di esperti del settore, con l’obiettivo di restituire una voce alle protagoniste della storia e offrire un supporto concreto a tutte le persone che, direttamente o indirettamente, possono trovarsi coinvolte in situazioni di violenza digitale, un fenomeno che può compromettere in modo significativo libertà e diritti, con gravi conseguenze psicologiche, sociali ed economiche.“Questa iniziativa è molto importante perchè aiuta a tradurre l’esperienza della Commissione che presiedo e del filone di inchiesta dedicato alla dimensione digitale in strumento concreto. La nuova violenza di genere online è violenza reale a tutti gli effetti, subdola e devastante, con gravi ripercussioni psicologiche e sociali, che richiede educazione digitale precoce e un riconoscimento culturale del virtuale come spazio di relazione. Dobbiamo imparare a riconoscere i segnali della violenza digitale e a non restare in silenzio, ma denunciare. Sulla violenza online rimangono fondamentali inoltre i temi della responsabilità, della trasparenza e dell’identità. Un passo avanti è stato fatto con la legge 132/2025 in particolare con l’Art. 612-quater c.p. (Illecita diffusione di contenuti IA) che punisce con la reclusione da uno a cinque anni chi diffonde, senza consenso, deepfake (immagini, video, voci) creati con IA, capaci di ingannare e causare un danno ingiusto”, ha dichiarato Martina Semenzato, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonchè su ogni forma di violenza di genere.“La violenza di genere online colpisce persone reali, incidendo profondamente sui loro diritti, sulla dignità e sul benessere psicologico, e la rete, con la capacità di diffondere e far riemergere immagini e contenuti nel tempo, può amplificare ulteriormente questo impatto, con effetti anche molto gravi. Per questo la prevenzione e il contrasto di questo fenomeno rappresenta un impegno costante per la Polizia Postale: è fondamentale innalzare il livello di consapevolezza offrendo strumenti concreti per riconoscere tempestivamente i segnali di queste forme di violenza, che possono rappresentare ulteriori proiezioni di comportamenti persecutori o aggressivi anche al di fuori della dimensione digitale” ha affermato Ivano Gabrielli, Direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica.“Contrastare la violenza di genere significa assumersi una responsabilità concreta: costruire ambienti di lavoro sicuri, offrire strumenti di supporto, formare le persone e promuovere una cultura del rispetto anche negli spazi digitali. Da anni investiamo con determinazione in iniziative di prevenzione e contrasto di ogni forma di violenza, online e offline, anche attraverso politiche interne che supportino le persone ed i loro famigliari”, sottolinea Walter Renna, CEO Fastweb + Vodafone.“Abbiamo messo al centro della nostra strategia di sostenibilità la lotta alla violenza di genere. Tramite collaborazioni – afferma Lisa Di Feliciantonio, Chief Communication & Sustainability Officer Fastweb+Vodafone – con centri anti-violenza abbiamo ragionato su altri strumenti, come quello del podcast in modo da far notare la gravità della violenza di genere online. Vogliamo un’inversione di rotta e speriamo che il podcast venga ascoltato il più possibile in modo da dare consapevolezza sul tema della violenza di genere”.“Il mezzo podcast, per la sua natura di racconto audio intimo e autentico, rappresenta uno spazio sicuro per chi ha la forza di condividere la propria esperienza di abuso. Pur restando anonime, grazie a una semplice alterazione della voce, le testimonianze restano potenti e importanti e hanno la forza di far sentire meno sole le persone che ascolteranno e che hanno attraversato esperienze simili”, ha commentato Sara Poma, Responsabile Editoriale Chora e Will.“Quel corpo non è il mio” è disponibile dal 18 marzo su Spotify, Apple Podcast, YouTube Music e Amazon Music.-foto mec/Italpress –(ITALPRESS).
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