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domenica 16 dicembre 2018

Attualità giovedì 15 novembre 2018 ore 16:10

"Miasmi? Aspettiamo limiti dalla Regione"

Il sindaco Vivarelli Colonna ha affrontato la questione miasmi denunciata dai cittadini nell’ambito del dibattito sugli impianti a biogas



GROSSETO — Il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha affrontato la questione miasmi denunciata dai cittadini nell’ambito del dibattito sugli impianti a biogas

“Il Comune di Grosseto - dice -, pur non avendo competenze dirette in materia, ha sfruttato tutti gli strumenti che aveva a disposizione, creandone anche alcuni ad hoc, proprio per portare avanti con determinazione le istanze dei cittadini. Ha provveduto, in data 13 giugno 2017, a costituire un gruppo di lavoro finalizzato alla valutazione della sostenibilità ambientale degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (biomasse), presenti nel territorio. Questo gruppo di lavoro, oltre ad individuare un assessorato di riferimento (Ambiente), con l’assessore Simona Petrucci in prima linea, ha visto il coinvolgimento di varie professionalità comunali e di Regione Toscana, Asl Toscana Sud Est ed Arpat - Dipartimento provinciale di Grosseto". 

"Ha inoltre convenuto - ha aggiunto il sindaco - sulla necessità di attivare una campagna di monitoraggio delle maleodoranze, tramite un soggetto scientifico terzo, al fine di individuare la portata del problema e successivamente mettere in atto possibili azioni finalizzate alla riduzione dei disagi alla cittadinanza. A questo proposito, sono stati presi contatti con il Laboratorio olfattometrico del dipartimento di chimica, materiali e ingegneria chimica “G. Natta” del Politecnico di Milano. E' stata coinvolta inoltre l'Università di Siena, che a partire dall'anno 2019 porterà avanti studi relativi al monitoraggio della Co2 e di altre emissioni in atmosfera, anche con il contributo economico dell'Amministrazione comunale". 

"Sono state infine contattate anche delle ditte fornitrici di prodotti aventi le caratteristiche di abbattitori microbiologici delle emissioni odorigene, di origine naturale e biodegradabili. Considerato, quindi, che la competenza dei procedimenti autorizzativi era in capo alla Provincia di Grosseto, non sotto questa amministrazione comunale, e vista l'assenza di specifica normativa regionale, risulta evidente che il Comune, pur avendo a disposizione strumenti molto limitati, ha cercato di dare un proprio contributo fattivo, anche attraverso il coinvolgimento di altre Amministrazioni pubbliche competenti. E annuncio ancora: il ruolo del Comune risulterà primario nel momento in cui si dovessero prospettare e/o palesare rischi per la salute della cittadinanza”. 

Vivarelli Colonna ha sottolineato anche un altro aspetto: “La scelta ubicativa di tali impianti - continua il sindaco - è stata stabilita in sede di Conferenze dei Servizi indette dalla Provincia di Grosseto, al tempo titolare del procedimento amministrativo. Ad oggi, e già da quando sono diventato presidente dell’amministrazione provinciale, questa competenza è stata assegnata direttamente a Regione Toscana nell'ambito delle note vicende di federalismo amministrativo. Ed è chiaro da tempo il mio impegno per riportare le materie ambientali alle Province, proprio a tutela di tutti i cittadini. Ebbene, il 19 dicembre 2017, è stato introdotto l'art. 272 bis del decreto legislativo 152/2006, che stabilisce i limiti quantitativi delle emissioni odorigene, individuando la necessità di indicare prescrizioni e limiti nell'ambito dei procedimenti autorizzativi a carico di impianti nuovi ed esistenti. Regione Toscana, tuttavia, nell'ambito della propria legislazione, risulta ad oggi totalmente sprovvista di norme che dettino limiti quantitativi delle emissioni odorigene, mentre altre Regioni hanno già legiferato in tal senso, proprio in adempimento alle modifiche introdotte di recente. Ferma restando la disponibilità manifestata dai gestori degli impianti ad adeguarsi al fine di limitare il disagio (ricordiamo che tali attività rientrano a pieno titolo nell'ambito delle attività agricole compatibili con gli usi consentiti del nostro territorio), in Toscana resta quindi la concreta difficoltà derivante dall'assenza di specifica normativa”.



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