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sabato 18 novembre 2017

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: ​Ingiustizia

di Libero Venturi - domenica 12 novembre 2017 ore 08:00

A proposito di ingiustizia, un’ingiustizia latitante, come non parlare di Cesare Battisti? Transfuga dagli anni di piombo, sfuggito a sette processi, scampato a diverse condanne definitive, gli si attribuiscono quattro omicidi, alcuni come ispiratore o mandante, altri come esecutore. Insomma una personcina ammodo, chissà perché perseguitato per le sue idee solidali e pacifiste dalla giustizia ingiusta di uno Stato fascista e repressivo.

In quegli anni del riflusso post ‘68, un movimento di società e di costume che cambiò tante cose, ma non tutto come si prefiggeva, ci furono non pochi esaltati, sedicenti rivoluzionari comunisti, surrogati o presunti tali, che imboccarono la via della clandestinità e della lotta armata. Ideologi fanatici e violenti, esistenze perse di una gioventù perduta. Battisti fu uno di questi. Militava nei Pac, proletari armati per il comunismo. Addirittura! Armati erano, comunisti bisognerebbe vedere. Terroristi di sicuro. Il terrorismo delle BR e similari incrociò in quegli anni servizi segreti, deviati e non, interni e internazionali, oltre che criminalità comune. Di fatto, specie con l’uccisione del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, quasi favorendo un colpo di Stato, riuscì a portare indietro l’asse politico italiano, impedendo il suo spostamento a sinistra, proprio verso il Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer. Bella impresa, non c’è che dire. Lasciò dietro di sé una serie di uccisioni e ferimenti, una scia di sangue, di orrore e di vergogna.

A Battisti alcune condanne sono state comminate in contumacia, perché molti processi a suo carico non si sono mai potuti svolgere in sua presenza, essendo il nostro un genio della fuga. Del resto collaborava al giornale “Senza galere” e perciò se la dette. Fu latitante in Messico, a Puerto Escondido naturalmente e poi “esule” e rifugiato politico, in terra di Francia, ospite beneficiario della cosiddetta “dottrina Mitterand”. Il socialista François Mitterand, fu un grande Presidente della Repubblica francese, ma questa proprio non la indovinò: questa idea tutta basata sulla considerazione della giustizia francese superiore alla nostra e a tutte le altre, anche a quella dell’Europa, in termini di libertà e liberalità. Ciò che forse si sposava con uno degli orientamenti storici del socialismo, quello libertario. Così Battisti, insieme ad altri transfughi di simile provenienza e militanza ideologica e mica solo ideologica, fu accolto a Parigi come “perseguitato politico” ed ebbe la solidarietà di intellettuali e scrittori. Fra quelli che mi ricordo ci sono autori che amo: Gabriel García Márquez, Daniel Pennac e Fred Vargas, la mia scrittrice di gialli preferita. Peccato. Anche lo scrittore franco-marocchino, Tahar Ben Jelloun ed esponenti di Amnesty International a titolo personale non hanno mancato di solidarizzare con il nostro. Pare che perfino Carla Bruni Sarkozy abbia intercesso per lui, ma lei smentisce e a noi ci frega il giusto. Pure in Italia ha i suoi seguaci. Anche Battisti diventò intellettuale e scrittore di un certo successo. Il noir era la sua specialità. Se ne intendeva. Dopo l’esaurimento della dottrina Mitterand, Battisti, miracolosamente, riuscì a fuggire in Brasile dove chiese asilo politico al Presidente Luiz Inácio Lula da Silva.

C’è un’internazionale marxista che aiuta i terroristi rossi! Sbotta in tivvù con la sua voce d’angelo, Ignazio La Russa, presidente di Fratelli d’Italia. Anche meno, onorevole, anche meno... Pensi, il simpatico parlamentare, ai terroristi neri e a chi li ha sempre coperti, piuttosto. E anche a qualche scheletro nell’armadio. Oltretutto, il marxismo di Lula lo vorrei proprio vedere. Comunque sia, è una boiata. In Brasile Cesare Battisti fu un po’ carcerato e poi rifugiato, finché il Presidente Lula, in extremis, poco prima della fine del suo mandato, gli concesse il diritto d’asilo permanente, rifiutando l’estradizione più volte richiesta dall’Italia e dal Presidente Giorgio Napolitano. Ora il vento in Brasile è cambiato, l’attuale governo di destra sembra favorevole a revocargli il visto e accordare l’estradizione in Italia. Oltretutto è stato recentemente arrestato dalla polizia brasiliana, e poi rilasciato, al confine con la Bolivia, dove forse cercava di scappare con un bel po’ di valuta in tasca. Ci sarebbe una divergenza di legislazione, quanto alle pene, tra Brasile ed Italia: in Brasile basterebbero trent’anni, in Italia non gli basta un ergastolo e poi in terra carioca il nostro tiene famiglia, terza moglie e prole, e pare ci sia per questo un inciampo Costituzionale. Come quando da noi, si scansava il militare: non può partire, è capofamiglia. Più o meno.

Quando parla o scrive Adriano Sofri, che fu uno dei leader ideologici di quel tempo e di quella rivoluzione di cui Pasolini rivelò l’inesistenza, quello che colpisce è che parla un intellettuale, una persona che ha affrontato la giustizia con riflessione e autocritica, seriamente, comunque la si pensi. Al di là del pentitismo, che pure contribuì, con la dissociazione, alla sconfitta del terrorismo. Quando parla Battisti, hai solo l’impressione di uno strafottente, di un delinquente sbruffone, un impunito arrogante. Oppure di una persona da poco, un poveraccio. C’è modo e modo di tenere alta la testa, ammesso che sia giusto e possibile in queste circostanze. Colpisce una sua dichiarazione, in risposta ad un cronista, finalmente comprensiva del dolore delle vittime e sbrigativamente autocritica: non rinnego le mie idee, ma riconosco l’errore della lotta armata “perché fu un suicidio”. Dove il virgolettato è testuale. Eh no, caro Battisti, la lotta armata, il terrore di quegli anni non fu un suicidio, fu un omicidio! Morirono persone, furono uccise. E la giustizia italiana sarà stata e sarà quella che è, ma dare la morte, a chiunque, comunque la pensi e in nome di qualunque presunta ideologia, è la peggiore delle ingiustizie. Un’ingiustizia irrimediabile.

La risposta di Battisti mi fa pensare ad un’altra risposta: quella del figlio del boss di Bagheria, Pino Scaduto, che dal carcere ordina al figlio di uccidere la sorella, innamorata di un carabiniere e quindi “sbirra”, infame. È un episodio recente. Il figlio risponde di no al padre mafioso, perché dice trent’anni non me li consumo, ci pensi lui. Non dice no, è tua figlia, mia sorella, e poi non si deve uccidere nessuno. Dice semmai ci pensi lui, che è il padre, io non mi consumo. Comunque dice no e lo dice in tempo. E in quelle circostanze, per quella “cultura” è già assai.

Battisti risponde tardi e male. Ciò che diciamo e quando, qualifica chi siamo. Se, come dichiara, lui era uscito dai Pac, prima delle uccisioni che gli sono attribuite, venga in Italia e lo provi, affronti la giustizia, si assuma le sue responsabilità e si difenda come suo diritto. Speriamo per lui che sia vero. Che sconti una pena giusta, secondo una giustizia giusta, per quanto possibile riparativa. Non è vendetta quella che chiedono i familiari delle vittime. Né può mai chiederla e attuarla una Repubblica, degna di questo nome. La vendetta non rende la vita, né compensa la morte che tutti hanno diritto di scontare vivendo. Vogliono solo giustizia. E noi vorremmo almeno che terminasse questa contumace ingiustizia.

Pontedera, 12 Novembre 2017

Libero Venturi

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