Coltivazione di carbonio negli oliveti toscani: si chiama Evoca il progetto promosso da Impresa Verde di Coldiretti Toscana che vede tra i suoi partner Crea e l'azienda sperimentale Montepaldi con orizzonte 2027 per le prime prove in campo.
Gli olivicoltori toscani battistrada delle nuove frontiere del carbon farming: la Toscana è terra di ricerca e sperimentazione in campo per dare alle imprese agricole, alle prese con sfide epocali, dai cambiamenti climatici alla insufficiente redditività, strumenti e soluzioni per migliorare competitività e sostenibilità. Le imprese olivicole della regione saranno tra le prime in Europa a poter misurare e valorizzare economicamente il carbonio sequestrato nei propri terreni.
Evoca è partito dalla Maremma, cuore olivicolo del Granducato. L'acronimo sta per Evoluzione sostenibile: Valore dell’Olivicoltura per il Carbon Farming e l’Agricoltura Toscana. Finanziato dal Csr della Regione Toscana (Intervento SRG01), il progetto è stato presentato nella sala multimediale della cooperativa Ol.Ma di Grosseto intitolata a Massimo Neri.
"In 4 olivete-pilota tra la Maremma e le colline fiorentine (Clivio degli Ulivi, Olio Delli Colli, Andrea Nencioni e Montepaldi), agricoltori, ricercatori, consulenti cercheranno di capire nei prossimi due anni attraverso quali pratiche agronomiche, in quale misura ed efficacia, e soprattutto con quale rapporto costi-benefici, un’azienda olivicola (tradizionale o intensiva) – o un gruppo di più imprese - può produrre crediti di carbonio, calcolarlo e venderlo direttamente nel mercato volontario libero", spiega Coldiretti Toscana.
Il suolo protagonista
La chiave del carbon farming è il suolo. Pratiche agronomiche come l’inerbimento controllato, l’uso di compost o ammendanti organici, la riduzione delle lavorazioni, la gestione dell’acqua, non solo aumentano lo stock di carbonio presente nel terreno migliorandone la salute e la resilienza ma generano anche carbon credit, certificabili e vendibili.
Dal punto di vista pratico ed operativo il piano di lavoro di Evoca parte dal confronto fra le diverse pratiche adottate grazie alle prove che verranno condotte nelle aziende olivicole partner. Per garantire un monitoraggio scientificamente robusto, sono previsti poi campionamenti del suolo negli appezzamenti con diversa gestione.
I risultati delle analisi saranno quindi destinati ad una lettura in combinato con modelli predittivi che permetteranno di stimare il sequestro di carbonio nel tempo ed infine di elaborare un modello operativo replicabile su scala regionale. Le prime prove in campo sono previste nel 2027.
Il mercato
A questo mercato sono interessate le imprese e industrie che hanno bisogno di compensare parte delle proprie emissioni di anidride carbonica, il principale gas clima alternante. Un sistema che oggi vale alcuni miliardi di euro ma a cui l’Europa, che si è dotata solo recentemente di un regolamento UE 2024/3012 (CRCF), contribuisce marginalmente. Studi stimano che entro il 2050, data fissata per l’ambizioso traguardo della neutralità climatica, il mercato dei crediti di carbonio varrà 250 miliardi di dollari.
Ma i crediti di carbonio, che corrispondono alla quantità di CO2 equivalente rimossa o ridotta in atmosfera, possono rappresentare concretamente una forma di reddito aggiuntiva e sostenibile per le imprese agricole della Toscana? E’ questo il quesito a cui il progetto Evoca, di cui è capofila Impresa Verde di Coldiretti Toscana, proverà a fornire una risposta grazie alle competenze espresse da esperti del Crea, ente di ricerca nazionale individuato come organismo per la gestione del registro dei crediti di carbonio italiani, della Fao, della Start up Folia fondata dal premio Nobel Riccardo Valentini e dell’Organismo di consulenza PSR&Innovazione Toscana.
"Imprese toscane pronte alle opportunità"
“Questo progetto – spiega Letizia Cesani, presidente Coldiretti Toscana – è stato costruito per permettere alle imprese olivicole di essere pronte a cogliere questa opportunità i cui vantaggi sono molteplici: ambientali, agronomici ed economici. La produzione di crediti di carbonio potrebbe configurarsi, nei fatti, come un’attività secondaria".
"Il coinvolgimento dei più importanti e competenti partner in materia di carbon farming è la garanzia che questo progetto restituirà sicuramente indietro un risultato concreto e scalabile. Il passaggio decisivo, che oggi manca nel panorama nazionale, è trasformare il carbonio che effettivamente le aziende andranno a sequestrare in un credito verificabile e certificabile secondo le regole europee così da poter essere valorizzato sul mercato. L’agricoltura, su questa frontiera, è rimasta indietro. Noi cercheremo di colmare questo ritardo”.