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Risarcimento dopo la beffa della bolletta pazza

Per il giudice la bolletta non doveva essere pagata e l'utente meritava un risarcimento da parte del gestore per il disagio della linea staccata

Il titolare di un'agenzia di viaggi di Grosseto, una piccola impresa a conduzione familiare, aveva ricevuto nel 2014 una bolletta astronomica di 8.029 euro per connessioni Adsl arretrate. 

L’utente, dopo aver tentato di spiegare alla società telefonica che la linea Internet era sempre stata pagata su un altro numero di telefono e che la maxi fattura si riferiva a un numero di telefono con attiva solo la linea voce, si è rivolto a Confconsumatori. Inutile il tentativo di conciliazione, durante la quale il titolare dell'agenzia si è visto anche staccare la linea telefonica. Così, l'utente indignato ha agito in giudizio e adesso, con la sentenza numero 755/2016 del giudice unico Paola Caporali, il Tribunale di Grosseto gli ha dato ragione. 

"Nella sentenza – spiegano da Confconsumatori – vengono ricordati alla società alcuni importanti principi: il gestore non ha fornito la prova dell’esistenza di un contratto scritto per il numero di telefono contestato, mentre è provato che l’Adsl veniva prevista nel contratto dell’altro numero telefonico nella disponibilità dell’agenzia di viaggi. Le fatture emesse dall’impresa telefonica e le schermate dei computer della stessa società non costituiscono prova del credito e delle connessioni internet lamentate". 

Insomma, il giudice ha dichiarato che l’utente non deve pagare gli 8.029 euro e ha condannato il gestore telefonico a risarcire la somma di 1.500 euro per aver privato l’agenzia di viaggi del servizio telefonico per un mese e mezzo, oltre a 3mila euro di spese del giudizio.