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giovedì 27 aprile 2017

Cronaca mercoledì 05 aprile 2017 ore 19:02

Confermato in appello l'ergastolo per Bilella

Francesca Benetti

I giudici lo ha ritenuto colpevole dell'omicidio di Francesca Benetti e dell'occultamento del suo corpo. La commozione dei figli della vittima

FIRENZE — Francesca Benetti scomparve il 4 novembre del 2013 a Grosseto e il suo corpo non è stato mai ritrovato.

Oggi la Corte di assise di appello di Firenze ha confermato la condanna all'ergastolo già inflitta in primo grado ad Antonino Bilella, 72 anni, custode della villa di Gavorrano, in provincia di Grosseto, di proprietà della donna. Bilella è accusato di omicidio volontario e di soppressione di cadavere, si è sempre dichiarato innocente e ha ripetuto la sua versione dei fatti anche davanti ai giudici fiorentini. Non è stato creduto.

Quando il presidente della Corte ha letto la sentenza l'imputato era presente in aula e ha ascoltato in silenzio. I figli della vittima tramite il loro avvocato gli hanno rivolto un appello affinchè riveli dove si trova il corpo della madre.

"I figli si sono commossi ascoltando la lettura della condanna - ha spiegato l'avvocato - Ma il sapere che Bilella è l'assassino è solo una minima consolazione per la morte e la scomparsa della madre".

Anche il sostituto pg Giancarlo Ferrucci ha chiesto non solo la conferma dell'ergastolo ma anche Bilella rendesse una confessione. Ma l'ex custode è rimasto fermo sulla sua posizione.

"Io non ho niente da confessare perchè sono innocente - ha replicato al procuratore - Lei pg è stato influenzato dai pubblici ministeri".

Le motivazioni della sentenza saranno rese note fra 90 giorni.

"Le leggeremo per capire come i giudici di Firenze hanno superato alcune obiezioni che abbiamo mosso alla ricostruzione dell'accusa contro il mio assistito - ha detto l'avvocato Caiazza, difensore di Bilella - In particolare la circostanza della telefonata tracciata da una cella telefonica, fatto che pone Bilella in un luogo diverso da quello dove lo colloca l'accusa per attribuirgli la responsabilità. La telefonata e la sua collocazione sono decisive".

L'avvocato Caiazza si è riservato di presentare ricorso in Cassazione una volta lette le motivazioni.

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