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mercoledì 21 agosto 2019

Attualità martedì 16 luglio 2019 ore 15:15

Tre associazioni contro il piano-taglio alberi

Italia Nostra, Wwf e Lega abolizione caccia ricorrono al consiglio di stato contro il piano di abbattimenti presentato dalla Regione Toscana



GROSSETO — Le associazioni Italia Nostra, WWF Grosseto e Lega Abolizione Caccia (LAC) Sezione Toscana hanno presentato un ricorso al Capo dello Stato e al Ministro dell’Ambiente contro la Regione Toscana, chiedendo l’annullamento del Piano AIB.

Le tre associazioni dicono "che devasterebbe irrimediabilmente le Pinete litoranee grossetane. Il ricorso, presentato con il sostegno del Gufi – Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, si è reso necessario a causa della totale mancanza di disponibilità al dialogo della Regione, che ha rifiutato ogni confronto con gli esperti e le associazioni coinvolte nel Tavolo permanente per la salvaguardia delle Pinete da lei stessa costituito".

"L’approvazione del Piano AIB, un piano “antincendio” insensato e pericoloso che prevede pesanti interventi in un’area protetta, è stata portata avanti con gravi omissioni istruttorie, comprimendo i tempi procedurali e ostacolando la partecipazione pubblica, garantita dalle legge per i piani ed i programmi, al processo decisionale, pur di permettere alla Regione Toscana di assicurarsi i fondi comunitari e dare un rapido via libera al taglio degli alberi".

"Per fare questo sono stati ignorati i vincoli ambientali che ricadono sulla zona, casa di molte specie animali e vegetali protette, e non è stata effettuata la Valutazione Ambientale Strategica (VAS); non è stata presentata l’istruttoria relativa al vincolo paesaggistico; sono stati ignorati anche i vincoli idrogeologici previsti dalla Legge Forestale Regionale".

"Il Piano che ne risulta, come denunciato da molte associazioni ambientaliste nelle ultime settimane, costituisce un grave pericolo per la biodiversità delle Pinete litoranee e andrebbe a danneggiare irrimediabilmente l’area protetta, non solo dal punto di vista ambientale ma anche per quanto riguarda il suo grande valore culturale, paesaggistico e turistico. Il Piano, che prevede drastici interventi di diradamento degli alberi, distruzione del sottobosco (oltre l’80%), abbattimento di tutti i Pini marittimi (Pinus pinaster), la costituzione di strutture parafuoco e di viabilità e fasce di autoprotezione fortemente impattanti e addirittura l’utilizzo del fuoco prescritto (vale a dire acceso deliberatamente e controllato), insiste su tecniche selvicolturali superate e decisamente smentite dalla moderna letteratura scientifica. La prevenzione antincendio si fa dispiegando mezzi e personale sul territorio e non tagliando gli ingenti quantitativi di alberi affinché non brucino; e il sottobosco verde - ben lungi dall’aumentare il rischio incendio come paventato con inspiegabile allarmismo dal segretario di Marina di Grosseto del Partito Democratico - riduce la diffusione del fuoco, preservando l’umidità del suolo e rallentando il vento. Il Piano risulta quindi gravemente inadeguato e non è dato capire la ragione di tagli così estesi, né il destino delle tonnellate di legname che risulterebbero dai tagli. È importante però ricordare la trasmissione di TV9 del 21 luglio 2015, dove si diceva che le Pinete di Marina di Grosseto e Principina avrebbero fornito 40.000 tonnellate di legname all’anno alla Centrale a Biomasse di Val di Cornia. Le biomasse forestali sono una forma di energia altamente inquinante e non è tollerabile che il patrimonio boschivo delle aree protette venga devastato per essere bruciato in queste centrali che peraltro beneficiano di lauti contributi statali prelevati dalle bollette elettriche dei cittadini".

Italia Nostra, WWF Grosseto, Lega Abolizione Caccia (LAC) Toscana e il GUFI sottolineano "che qualunque “dichiarazione di emergenza climatica” votata dalla Regione sarà solo un gesto simbolico, se si proseguirà sulla strada della distruzione del patrimonio forestale, risorsa fondamentale per attenuare efficacemente gli effetti dei cambiamenti climatici". 



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