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mercoledì 25 maggio 2016

Cronaca mercoledì 13 gennaio 2016 ore 17:18

Caporalato: in Maremma oltre 3mila coinvolti

Fai Cisl: "Bene il Disegno di legge, ma occorre che tutti i soggetti coinvolti si mobilitino per sconfiggere una piaga che danneggia le aziende"

GROSSETO — Stando alle ultime verifiche, nelle province di Grosseto e Siena il caporalato è un fenomeno molto più preoccupante di quanto si potesse pensare. “Nel grossetano sono oltre 3000 i lavoratori coinvolti in un vero e proprio mercato nero delle braccia, più della metà nella raccolta dell'uva in Maremma, mentre il resto va a lavorare nelle altre province”.

Questi sono alcuni dei dati resi noti stamani dalla Fai, il sindacato del settore agroalimentare e ambientale della Cisl, che ha organizzato sul tema un convegno a Grosseto a cui hanno partecipato rappresentanti delle organizzazioni agricole e delle istituzioni, oltre all’assessore regionale Marco Remaschi e al commissario della Fai nazionale Luigi Sbarra.

“Nelle aziende vitivinicole - ha detto nella sua relazione Antonella Biondi, segretaria Fai-Cisl di Grosseto e Siena - vengono impiegati soprattutto immigrati dall'Africa e dall'Asia, lavoratori che in estate fanno i venditori sulle spiagge del Lazio e della Campania e a inizio autunno si spostano nelle nostre zone. Lavorano quasi sempre al nero, per un massimo di 40 euro al giorno (ma più spesso per 25-30) per 10-12 ore. In base a testimonianze drammatiche - ha aggiunto - sappiamo che a questi soldi vengono tolti anche 5 euro giornalieri per il trasporto sul luogo di lavoro, 1,5 euro per una bottiglietta dell'acqua, 3,50 euro per il pasto e circa 250 euro al mese per l'affitto dell'alloggio, che molto spesso è fatiscente e dentro il quale vivono ammassati anche in 20".

Un cancro, quello del lavoro nero e del caporalato, che è esteso a tutta l’Italia e danneggia “i lavoratori, lo Stato (600 milioni annui stimati di evasione contributiva), ma anche le imprese agricole in regola. 

La Fai apprezza il disegno di legge in materia approvato dal Consiglio dei Ministri a novembre, che rappresenta un passo avanti cruciale, in quanto secondo la sindacalista Biondi contiene “un intervento organico che rafforza le norme penali e amministrative e finalmente chiama a rispondere anche le aziende”. E invita tutti gli attori del settore a combattere il fenomeno, mettendo a punto un patto di emancipazione dell’intero settore agricolo, in grado di distinguere chi opera in condizioni di sfruttamento da chi produce nella legalità.

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